
LA GRANDE LUCE RIEMPIE QUESTA GEMMA ED I COLORI RISPLENDONO DA OGNI LATO.
MISTICI, MESSAGGERI, SAGGI ED INSEGNANTI DI TUTTE LE EPOCHE, RAZZE E FEDI HANNO PARLATO DI UNA
DIFFERENTE FACCIA DI QUESTA COMUNE ETERNA VERITÀ.
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Amare coloro che si dichiarano nostri nemici Cari Amici, Studenti e Carcatori, il libro a lungo anticipato del Dr. Stylianos Atteshlis (Daskalos): “Joshua Immanuel, il Cristo. La Sua vita sulla Terra e i Suoi insegnamenti1 ” è stato pubblicato. Questo è l’ultimo dei libri inediti del Dr. Atteshlis. Mentre scriveva questo lavoro, Daskalos parlò occasionalmente dei racconti narrati in questo libro, privatamente o durante una Lezione nello Stoa. Ha spesso usato le reali parole greche ed aramaiche parlate da Cristo. Riferendosi a questo, in una Lezione nello Stoa, Daskalos disse: “Uso le parole che Joshua usava, perché Joshua il nostro Cristo era un Esseno. Non era ebreo. Cosa sono gli Esseni? Greco-israeliti. La loro lingua, la loro lingua domestica era il greco e l’aramaico di quel tempo. Dall’aramaico derivò l’arabo e la lingua ebraica, e tuttavia rimane aramaico. Il greco e l’aramaico sono simili, perché metà delle parole sono aramaico e greco insieme, soprattutto il dialetto di Cipro, perché i Ciprioti di quel tempo erano Esseni.” In calce a questa pagina troverete un glossario di alcune delle parole aramaiche usate. Il libro include molte delle dichiarazioni di Joshua scritte a mano in greco ed aramaico dall’autore ed illustrazioni originali di Sabine Portenier e Dominik Stauch. Inoltre è inclusa una Tavola genealogica della Santa famiglia. La lezione che segue è una selezione dal libro che ora parla, come ha fatto duemila anni fa, dell’importanza di amare coloro che si dichiarano nostri nemici. ______________________________
Estratto da: Joshua Immanuel, il Cristo. La Sua vita sulla Terra e i Suoi insegnamenti.2 Poi, all’unisono con il suo Sé Divino, El Shaddai, Gesù disse in greco: “Miei amati, discendenti di Alaha, amate Adonai Alaha e Adonai Elohim in Lui. Amate Alaha che è in voi, il vostro Essere-Ego-Sé. Amate il vostro Spirito-Anima-Sé e amate il vostro Adonai Alaha in ogni altro essere umano. Miei amati, Alaha è in voi e Melekh Shamayyim (Re dei Cieli) è nel vostro Spirito-Essere-Sé. Voi siete Melekh Shamayyim. El Shaddai e Shekhinah sono nel vostro Essere-Sé. Shekhinah mantiene in buona salute il corpo tramite il vostro Tzool-mah (il doppio eterico) colmandolo di Neshamah (Vitalità). ‘Ateh Gibor Leolam Adonai (Sei potente per l’eternità, o Signore), che sempre colmi il nostro Hakhamim (corpo vitale) con la tua Vitalità divina, donatrice di Vita’. Miei amati Esseni, Israeliti, Greci, Beduini, Romani e tutti voi esseri di questa Terra, tutti voi siete la progenie di Alaha El Shaddai. Chiamare vostro nemico un altro è un insulto verso Alaha. Tutti gli esseri umani sono piccoli sé individualizzati della divina Individualità El Shaddai. Amate Alaha, Adonai, lo Spirito-Anima-Sé di tutti i vostri fratelli e sorelle, figli del Padre vostro Alaha. Amate quei fratelli e sorelle che, influenzati dal Maligno, si dichiarano vostri nemici. Loro hanno più bisogno del vostro amore di quanto ne abbiano i vostri amici. Pregate il Padre vostro Celeste, vostro e loro, affinché possano liberarsi dalle trappole del male per procedere verso la luce del vostro amore. Il maligno, Maestro delle Tenebre e dell’Ignoranza, regna nel mondo materiale e ha potere sulla materia e sulla carne solo per un tempo limitato. Con la sua misera e malvagia esistenza non può competere con il Signore della Vita, Signore della Luce eterna, e con lo Spirito-Anima-Sé, Sé-Anima reale di ogni uomo. È LO SPIRITO CHE DONA LA VITA, LA CARNE NON GIOVA A NULLA”. ______________________________ Ma a voi che ascoltate, io dico: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti colpisce sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro Celeste. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”. (Luca 6:27-28) Un discepolo israelita intervenne dicendo: “Rabbi, tu hai detto: ‘A chi ti colpisce sulla guancia, porgi anche l’altra. E se costui continua a colpirti? Non riesco a credere che accettare uno schiaffo da un villano possa giovare”. Gesù rispose: “Mio amato, offrire vero amore a coloro che si dichiarano vostri nemici li cambierà e porrà fine alla loro inimicizia insensata. Immagina che qualcuno venga da te urlando e schiaffeggiandoti; tu lo guardi con amore chiedendogli, non con le parole ma con lo sguardo, perché ti colpisce. Normalmente ti risponderà urlando e se tu ti manterrai calmo forse potrai comprendere perché si comporta in quel modo. Se hai fatto o detto qualcosa che lo ha irritato, chiedigli di perdonarti. Questo lo calmerà. Offrigli aiuto e amicizia e fallo con cuore sincero.” “Ma, Maestro, come comportarsi con coloro che usano pugnali, coltelli o altre armi?”. Gesù rispose: “Mio caro, immagina ora di avere di fronte a te una persona arrabbiata che urla, ti attacca e ti schiaffeggia in pieno viso. Tu reagisci con rabbia e lo colpisci a tua volta. Gli schiaffi diventano pugni e calci. A quel punto l’altro estrae il coltello e tu il tuo. Vi colpite a vicenda e versate sangue causando la morte e l’inferno sulla terra. Mio caro, l’ira e le armi non sono la giusta risposta. Dente per dente e occhio per occhio non è la legge che onoriamo. Insisto nel dirti che ‘A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra’”. I Rabbini israeliti, irritati da tali parole, uscirono dalla sinagoga discutendo nervosamente, sostenendo che il Rabbino esseno, così dicendo, stava negando la Legge di Mosè. Il cortile era affollato da più di cento persone sofferenti, molti afflitti da gravi ferite e malattie dichiarate ‘incurabili’. Gesù terminò la lezione dicendo: “Le armi non proteggono: anzi, provocano e inducono in tentazione. Solo l’amore può proteggerci”. Poi, con Efraim, lasciò la sinagoga. Come di consueto, giunto nel cortile, accarezzò la testa e le mani di ogni infermo, e nel guarire ripeté: “I tuoi peccati sono perdonati, non peccare più”. Tali parole accrebbero ulteriore l’ira dei Rabbini israeliti e di alcuni farisei che, udendole, gridarono: “Chi sei tu per perdonare i peccati? Solo Alaha può farlo, blasfemo! Ti ordiniamo, nel nome di Alaha, di dirci chi sei!”. E Gesù rispose: “Ehyeh Asher Ehyeh, Ehyeh Beni Alaha” (Io sono quello che sono, Io sono il Figlio di Dio). Infuriati, i Rabbini israeliti urlarono: “Tu sei un arcidemone! Abolisci la Legge di Mosè, violi il Sabbath, inganni le persone assicurando che puoi perdonare i loro peccati. E, infame bestemmiatore, ti dichiari perfino Figlio di Dio!”. I due farisei, persone generose e di larghe vedute, pensarono che se i Sommi Sacerdoti, i Rabbini e quei farisei e scribi che erano contro Gesù avessero potuto ascoltare i suoi insegnamenti e testimoniare le sue guarigioni, avrebbero cambiato idea. Così, nel tardo pomeriggio di quel Sabbath, invitarono Gesù nel tempio israelita. Anche quel tempio era straripante di folla e nel cortile molti, sdraiati a terra, gemevano di dolore e attendevano la guarigione. Tra loro vi erano due lebbrosi che, violando le leggi della quarantena, avevano suscitato panico tra la folla. Gesù si recò subito da loro, scoprì i volti sfigurati, tolse loro le bende e accarezzò le orribili ferite guarendoli completamente. E uno dopo l’altro guarì tutti dicendo: “I tuoi peccati sono perdonati”. I Sommi Sacerdoti, benché fossero sorpresi dalle guarigioni, alle parole del Rabbino esseno s’infuriarono. Gesù entrò nel tempio con i due farisei, seguito dai Sommi Sacerdoti in preda all’ira e da altri Rabbini. Sul pulpito, con il suo candido abito bianco, sembrava un Arcangelo. Levando le braccia al cielo, disse: “Kodoish, Kodoish, Kodoish, Adonai Alaha, Adonai Bereshith Bara Elohim, Alaha Hushmal. Alaha Shamayyim. – Santo, Santo, Santo è il Signore Dio, Signore delle Schiere Arcangeliche, Dio di Luce, Dio dei Cieli”. Mentre Gesù tentava di descrivere all’assemblea l’Amore che il Padre nutre per tutti i suoi figli, i Sommi Sacerdoti lo disturbarono continuamente. Nel frattempo, altre persone si riunirono nel cortile. Gesù, allora, interruppe il suo discorso e si recò da loro insieme ai Sommi Sacerdoti, che lo seguivano da vicino. Mentre guariva i malati, un ragazzo di quindici anni, incoraggiato da un Rabbino, gli lanciò una pietra che lo colpì alla spalla destra. Gesù volse lo sguardo verso di lui e gli sorrise con amore, benedicendolo e augurandogli di poter un giorno giungere alla Verità. Quando tutti furono guariti, tornò nel tempio. Il Sommo Sacerdote, d’accordo con altri suoi pari, ordinò di ammucchiare delle pietre nel cortile per lapidare a morte il blasfemo Gesù. Avendo chiare le loro intenzioni, egli disse: “Mi avete visto guarire, fare del bene ai nostri fratelli; per quale di queste buone azioni volete farmi uccidere?”. “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi renderà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenza di Abramo, ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi, dunque, fate quello che avete ascoltato dal padre vostro! Chi di voi mi condanna di aver peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete di Dio”. Gli risposero i Giudei: “Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e hai un demonio?”. Gesù rispose: “Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate. Io non cerco la mia gloria; vi è Uno chi cerca e giudica. In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la Maout (morte)”. Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”. Rispose Gesù: “Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘È nostro Dio’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se affermassi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, IO SONO”. (Giovanni 8:34-38, 46-58) Quando uscì dal tempio, si trovò di fronte ai giustizieri del Sinedrio che, armati di pietre, intendevano ucciderlo. Gesù, smaterializzandosi, passò in mezzo a loro senza essere visto. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio passando in mezzo a loro. (Giovanni 8:59) La mattina seguente, per amore dei due generosi farisei e per i suoi discepoli israeliti, Gesù tornò al tempio, dov’erano presenti alcuni dei Rabbini del Sinedrio e i due Sommi Sacerdoti, delusi per il fallimento del loro attentato. I due farisei e i discepoli di Gesù erano confusi per il comportamento dei Sommi Sacerdoti. In quel frangente un uomo cieco dalla nascita si avvicinò a Gesù... Mentre passava, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli israeliti lo interrogarono: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che avevano visto che era cieco, dicevano: “Non è colui che stava seduto a chiedere l'elemosina?”. Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma gli somiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”. Egli rispose: “Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: ‘Và alla piscina di Sìloe e lavati!’ Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”. Gli chiesero: “Dov'è questo tale?”. Rispose: “Non lo so”. Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era, infatti, sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?”. E c'era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Ed egli rispose: “È un profeta!”. Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i suoi genitori e li interrogarono: “È questo il vostro figlio che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura degli Israeliti; infatti gli Israeliti avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, fosse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l'età, chiedetelo a lui!”. Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: “Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore”. Quegli rispose: “Se sia un peccatore non lo so; una cosa so, prima ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero di nuovo: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo, infatti, che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell'uomo: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nel peccato e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell'Uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi. (Giovanni 9:1-38) I discepoli israeliti di Gesù provavano tanta rabbia nei confronti dei Sommi Sacerdoti, dei Rabbini e di quegli scribi e farisei che erano soggetti all’influenza del Sinedrio. Li credevano fanatici e malvagi. Gesù, conoscendo i loro cuori, disse loro: “Miei cari, non amareggiatevi provando rabbia per coloro che si dichiarano nostri nemici, poiché anch’essi ci sono cari. Ora sono avvelenati dall’illusione del mondo, ma alla fine si risveglieranno alla Verità. Purificate i vostri cuori dall’ira e dal lamento. Tali sentimenti creano oscurità e coloro che si sono smarriti hanno bisogno di preghiere, di luce e del nostro amore. Miei cari, amate coloro che si dichiarano vostri nemici!”. La mattina seguente, Gesù, Giovanni e i due Giacomo, figli di Giuseppe e di Zebedeo, lasciarono Gerusalemme. Sapendo quanto li avrebbe addolorati, Gesù non disse al Sommo Sacerdote Efraim e agli altri ciò che era accaduto nel tempio israelita. Solo Giovanni, che era in sintonia totale con il suo amato Gesù e autoconsapevole fuori dal suo corpo materiale, comprese ogni cosa.
______________________________ Piccolo glossario Alaha: In aramaico: Dio, singolare di Elohim (anche scritto Allaha o Eloha). Adonai Alaha: In aramaico: Signore Dio. Adonai Elohim: In aramaico: Signore degli Arcangeli, Signore delle Schiere Arcangeliche, Signore degli Eserciti. Melekh Shamayyim: In aramaico: Re dei Cieli. Shekhinah: In aramaico: Spirito Santo, l'aspetto femminile di Dio. Rabbi (rabbino): Sacerdote, insegnante. Rayis Rabbi: In aramaico: Sommo Sacerdote. Yiohannan: In aramaico: Giovanni. – Giovanni l’Evangelista, autore dell’Apocalisse. |
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